A B C D E F G H I J K L M N O P R S T U V W X Z

Orlando Furioso

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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65
Ascoltando, Ruggier mostra nel volto,
di quanto sdegno acceso il cor gli sia,
sì perché caro avria Frontino molto,
sì perché venìa il dono onde venìa
sì perché in suo dispregio gli par tolto;
vede che biasmo e disonor gli fia,
se torlo a Rodomonte non s'affretta,
e sopra lui non fa degna vendetta.

66
La donna Ruggier guida, e non soggiorna,
che por lo brama col Pagano a fronte;
e giunge ove la strada fa dua corna:
l'un va giù al piano, e l'altro va su al monte;
e questo e quel ne la vallea ritorna,
dov'ella avea lasciato Rodomonte.
Aspra, ma breve era la via del colle;
l'altra più lunga assai, ma piana e molle.

67
Il desiderio che conduce Ippalca
d'aver Frontino e vendicar l'oltraggio,
fa che 'l sentier de la montagna calca,
onde molto più corto era il viaggio.
Per l'altra intanto il re d'Algier cavalca
col Tartaro e cogli altri che detto aggio;
e giù nel pian la via più facil tiene,
né con Ruggier ad incontrar si viene.

68
Già son le lor querele differite
fin che soccorso ad Agramante sia
(questo sapete); ed han d'ogni lor lite
la cagion, Doralice, in compagnia.
Ora il successo de l'istoria udite.
Alla fontana è la lor dritta via,
ove Aldigier, Marfisa, Ricciardetto,
Malagigi e Vivian stanno a diletto.

69
Marfisa a' prieghi de' compagni avea
veste da donna ed ornamenti presi,
di quelli ch'a Lanfusa si credea
mandare il traditor de' Maganzesi;
e ben che veder raro si solea
senza l'osbergo e gli altri buoni arnesi,
pur quel dì se li trasse; e come donna,
a' prieghi lor lasciò vedersi in gonna.

70
Tosto che vede il Tartaro Marfisa,
per la credenza c'ha di guadagnarla,
in ricompensa e in cambio ugual s'avisa
di Doralice, a Rodomonte darla;
sì come Amor si regga a questa guisa,
che vender la sua donna o permutarla
possa l'amante, né a ragion s'attrista,
se quando una ne perde, una n'acquista.

71
Per dunque provedergli di donzella,
acciò per sé quest'altra si ritegna,
Marfisa, che gli par leggiadra e bella,
e d'ogni cavallier femina degna,
come abbia ad aver questa, come quella,
subito cara, a lui donar disegna;
e tutti i cavallier che con lei vede,
a giostra seco ed a battaglia chiede.

72
Malagigi e Vivian, che l'arme aveano
come per guardia e sicurtà del resto,
si mossero dal luogo ove sedeano,
l'un come l'altro alla battaglia presto,
perché giostrar con amenduo credeano;
ma l'African che non venìa per questo,
non ne fe' segno o movimento alcuno:
sì che la giostra restò lor contra uno.

73
Viviano è il primo, e con gran cor si muove,
e nel venire abbassa un'asta grossa:
e 'l re pagan da le famose pruove
da l'altra parte vien con maggior possa.
Dirizza l'uno e l'altro, e segna dove
crede meglio fermar l'aspra percossa.
Viviano indarno a l'elmo il pagan fere;
che non lo fa piegar, non che cadere.

74
Il re pagan, ch'avea più l'asta dura,
fe' lo scudo a Vivian parer di ghiaccio;
e fuor di sella in mezzo alla verdura,
all'erbe e ai fiori il fe' cadere in braccio.
Vien Malagigi, e ponsi in aventura
di vendicare il suo fratello avaccio;
ma poi d'andargli appresso ebbe tal fretta,
che gli fe' compagnia più che vendetta.

75
L'altro fratel fu prima del cugino
coll'arme indosso, e sul destrier salito;
e disfidato contra il Saracino
venne a scontrarlo a tutta briglia ardito.
Risonò il colpo in mezzo a l'elmo fino
di quel pagan sotto la vista un dito:
volò al ciel l'asta in quattro tronchi rotta;
ma non mosse il pagan per quella botta.

76
Il pagan ferì lui dal lato manco;
e perché il colpo fu con troppa forza,
poco lo scudo, e la corazza manco
gli valse, che s'aprir come una scorza.
Passò il ferro crudel l'omero bianco:
piegò Aldigier ferito a poggia e ad orza;
tra fiori ed erbe al fin si vide avolto,
rosso su l'arme, e pallido nel volto.

77
Con molto ardir vien Ricciardetto appresso;
e nel venire arresta sì gran lancia,
che mostra ben, come ha mostrato spesso,
che degnamente è paladin di Francia:
ed al pagan ne facea segno espresso,
se fosse stato pari alla bilancia;
ma sozzopra n'andò, perché il cavallo
gli cadde adosso, e non già per suo fallo.

78
Poi ch'altro cavallier non si dimostra,
ch'al pagan per giostrar volti la fronte,
pensa aver guadagnato de la giostra
la donna, e venne a lei presso alla fonte;
e disse: - Damigella, sète nostra,
s'altri non è per voi ch'in sella monte.
Nol potete negar, né farne iscusa;
che di ragion di guerra così s'usa. -

79
Marfisa, alzando con un viso altiero
la faccia, disse: - Il tuo parer molto erra.
Io ti concedo che diresti il vero,
ch'io sarei tua per la ragion di guerra,
quando mio signor fosse o cavalliero
alcun di questi ch'hai gittato in terra.
Io sua non son, né d'altri son che mia:
dunque me tolga a me chi mi desia.

80
So scudo e lancia adoperare anch'io,
e più d'un cavalliero in terra ho posto. -
- Datemi l'arme, disse, e il destrier mio, -
agli scudier che l'ubbidiron tosto.
Trasse la gonna, ed in farsetto uscìo;
e le belle fattezze e il ben disposto
corpo mostrò, ch'in ciascuna sua parte,
fuor che nel viso, assimigliava a Marte.

81
Poi che fu armata, la spada si cinse
e sul destrier montò d'un leggier salto;
e qua e là tre volte e più lo spinse,
e quinci e quindi fe' girare in alto;
e poi, sfidando il Saracino, strinse
la grossa lancia e cominciò l'assalto.
Tal nel campo troian Pentesilea
contra il tessalo Achille esser dovea.

82
Le lance infin al calce si fiaccaro
a quel superbo scontro, come vetro;
né pero chi le corsero, piegaro,
che si notasse, un dito solo a dietro.
Marfisa che volea conoscer chiaro
s'a più stretta battaglia simil metro
le serverebbe contra il fier pagano,
se gli rivolse con la spada in mano.

83
Bestemmiò il cielo e gli elementi il crudo
pagan, poi che restar la vide in sella:
ella, che gli pensò romper lo scudo,
non men sdegnosa contra il ciel favella.
Già l'uno e l'altro ha in mano il ferro nudo
e su le fatal arme si martella:
l'arme fatali han parimente intorno,
che mai non bisognar più di quel giorno.

84
Sì buona è quella piastra e quella maglia,
che spada o lancia non le taglia o fora;
sì che potea seguir l'aspra battaglia
tutto quel giorno e l'altro appresso ancora.
Ma Rodomonte in mezzo lor si scaglia,
e riprende il rival de la dimora,
dicendo: - Se battaglia pur far vuoi,
finiàn la cominciata oggi fra noi.

85
Facemmo, come sai, triegua con patto
di dar soccorso alla milizia nostra.
Non debbiàn, prima che sia questo fatto,
incominciare altra battaglia o giostra. -
Indi a Marfisa, riverente in atto
si volta, e quel messaggio le dimostra;
e le racconta come era venuto
a chieder lor per Agramante aiuto.

86
La priega poi che le piaccia non solo
lasciar quella battaglia o differire,
ma che voglia in aiuto del figliuolo
del re Troian con essi lor venire;
onde la fama sua con maggior volo
potrà far meglio infin al ciel salire,
che, per querela di poco momento,
dando a tanto disegno impedimento.

87
Marfisa, che fu sempre disiosa
di provar quei di Carlo a spada e a lancia,
né l'avea indotta a venire altra cosa
di sì lontana regione in Francia,
se non per esser certa se famosa
lor nominanza era per vero o ciancia,
tosto d'andar con lor partito prese,
che d'Agramante il gran bisogno intese.

88
Ruggiero in questo mezzo avea seguito
indarno Ippalca per la via del monte;
e trovò, giunto al loco, che partito
per altra via se n'era Rodomonte:
e pensando che lungi non era ito,
e che 'l sentier tenea dritto alla fonte,
trottando in fretta dietro gli venìa
per l'orme ch'eran fresche in su la via.

89
Volse che Ippalca a Montalban pigliasse
la via, ch'una giornata era vicino;
perché s'alla fontana ritornasse,
si torria troppo dal dritto camino.
E disse a lei, che già non dubitasse
che non s'avesse a ricovrar Frontino:
ben le farebbe a Montalbano, o dove
ella si trovi, udir tosto le nuove.

90
E le diede la lettera che scrisse
in Agrismonte, e che si portò in seno;
e molte cose a bocca anco le disse,
e la pregò che l'escusasse a pieno.
Ne la memoria Ippalca il tutto fisse,
prese licenza e voltò il palafreno;
e non cessò la buona messaggera,
ch'in Montalban si ritrovò la sera.

91
Seguia Ruggiero in fretta il Saracino
per l'orme ch'apparian ne la via piana,
ma non lo giunse prima che vicino
con Mandricardo il vide alla fontana.
Già promesso s'avean che per camino
l'un non farebbe all'altro cosa strana,
né fin ch'al campo si fosse soccorso,
a cui Carlo era appresso a porre il morso.

92
Quivi giunto Ruggier, Frontin conobbe,
e conobbe per lui chi adosso gli era;
e su la lancia fe' le spalle gobbe,
e sfidò l'African con voce altiera.
Rodomonte quel dì fe' più che Iobbe,
poi che domò la sua superbia fiera;
e ricusò la pugna ch'avea usanza
di sempre egli cercar con ogni istanza.

93
Il primo giorno e l'ultimo, che pugna
mai ricusasse il re d'Algier, fu questo;
ma tanto il desiderio che si giugna,
in soccorso al suo re gli pare onesto,
che se credesse aver Ruggier ne l'ugna
più che mai lepre il pardo isnello e presto,
non se vorria fermar tanto con lui,
che fêsse un colpo de la spada o dui.

94
Aggiungi che sapea ch'era Ruggiero
che seco per Frontin facea battaglia,
tanto famoso, ch'altro cavalliero
non è ch'a par di lui di gloria saglia,
l'uom che bramato ha di saper per vero
esperimento quanto in arme vaglia;
e pur non vuol seco accettar l'impresa:
tanto l'assedio del suo re gli pesa.

95
Trecento miglia sarebbe ito e mille,
se ciò non fosse, a comperar tal lite;
ma se l'avesse oggi sfidato Achille,
più fatto non avria di quel ch'udite:
tanto a quel punto sotto le faville
le fiamme avea del suo furor sopite.
Narra a Ruggier perché pugna rifiuti;
ed anco il priega che l'impresa aiuti:

96
che facendol, farà quel che far deve
al suo signore un cavallier fedele.
Sempre che questo assedio poi si leve,
avran ben tempo da finir querele.
Ruggier rispose a lui: - Mi sarà lieve
differir questa pugna, fin che de le
forze di Carlo si traggia Agramante,
pur che mi rendi il mio Frontino inante.

97
Se di provarti c'hai fatto gran fallo,
e fatto hai cosa indegna ad un uom forte,
d'aver tolto a una donna il mio cavallo,
vuoi ch'io prolunghi fin che siamo in corte,
lascia Frontino, e nel mio arbitrio dàllo.
Non pensare altrimente ch'io sopporte
che la battaglia qui tra noi non segua,
o ch'io ti faccia sol d'un'ora triegua. -

98
Mentre Ruggiero all'African domanda
o Frontino o battaglia allora allora,
e quello in lungo e l'uno e l'altro manda,
né vuol dare il destrier, né far dimora;
Mandricardo ne vien da un'altra banda,
e mette in campo un'altra lite ancora,
poi che vede Ruggier che per insegna
porta l'augel che sopra gli altri regna.

99
Nel campo azzur l'aquila bianca avea,
che de' Troiani fu l'insegna bella:
perché Ruggier l'origine traea
dal fortissimo Ettòr, portava quella.
Ma questo Mandricardo non sapea;
né vuol patire, e grande ingiuria appella,
che ne lo scudo un altro debba porre
l'aquila bianca del famoso Ettorre.

100
Portava Mandricardo similmente
l'augel che rapì in Ida Ganimede.
Come l'ebbe quel dì che fu vincente
al castel periglioso, per mercede,
credo vi sia con l'altre istorie a mente,
e come quella fata gli lo diede
con tutte le bell'arme che Vulcano
avea già date al cavallier troiano.

101
Altra volta a battaglia erano stati
Mandricardo e Ruggier solo per questo;
e per che caso fosser distornati,
io nol dirò, che già v'è manifesto.
Dopo non s'eran mai più raccozzati,
se non quivi ora; e Mandricardo presto,
visto lo scudo alzò il superbo grido
minacciando, e a Ruggier disse: - Io ti sfido.

102
Tu la mia insegna, temerario, porti;
né questo è il primo dì ch'io te l'ho detto.
E credi, pazzo, ancor ch'io tel comporti,
per una volta ch'io t'ebbi rispetto?
Ma poi che né minacce né conforti
ti pôn questa follia levar del petto,
ti mostrerò quanto miglior partito
t'era d'avermi subito ubbidito.

103
Come ben riscaldato arrido legno
a piccol soffio subito s'accende,
così s'avampa di Ruggier lo sdegno
al primo motto che di questo intende.
- Ti pensi (disse) farmi stare al segno,
perché quest'altro ancor meco contende?
Ma mostrerotti ch'io son buon per torre
Frontino a lui, lo scudo a te d'Ettorre.

104
Un'altra volta pur per questo venni
teco a battaglia, e non è gran tempo anco;
ma d'ucciderti allora mi contenni,
perché tu non avevi spada al fianco.
Questi fatti saran, quelli fur cenni;
e mal sarà per te quell'augel bianco,
ch'antiqua insegna è stata di mia gente:
tu te l'usurpi, io 'l porto giustamente. -

105
- Anzi t'usurpi tu l'insegna mia! -
rispose Mandricardo; e trasse il brando,
quello che poco inanzi per follia
avea gittato alla foresta Orlando.
Il buon Ruggier, che di sua cortesia
non può non sempre ricordarsi, quando
vide il Pagan ch'avea tratta la spada,
lasciò cader la lancia ne la strada.

106
E tutto a un tempo Balisarda stringe,
la buona spada, e me' lo scudo imbraccia:
ma l'Africano in mezzo il destrier spinge,
e Marfisa con lui presta si caccia;
e l'uno questo, e l'altro quel respinge,
e priegano amendui che non si faccia.
Rodomonte si duol che rotto il patto
due volte ha Mandricardo, che fu fatto.

107
Prima, credendo d'acquistar Marfisa,
fermato s'era a far più d'una giostra;
or per privar Ruggier d'una divisa,
di curar poco il re Agramante mostra.
- Se pur (dicea) déi fare a questa guisa,
finiàn prima tra noi la lite nostra,
conveniente e più debita assai,
ch'alcuna di quest'altre che prese hai.

108
Con tal condizion fu stabilita
la triegua e questo accordo ch'è fra nui.
Come la pugna teco avrò finita,
poi del destrier risponderò a costui.
Tu del tuo scudo, rimanendo in vita,
la lite avrai da terminar con lui;
ma ti darò da far tanto, mi spero,
che non n'avanzarà troppo a Ruggiero. -

109
- La parte che ti pensi, non n'avrai
(rispose Mandricardo a Rodomonte):
io te ne darò più che non vorrai,
e ti farò sudar dal piè alla fronte:
e me ne rimarrà per darne assai
(come non manca mai l'acqua del fonte)
ed a Ruggiero ed a mill'altri seco,
e a tutto il mondo che la voglia meco. -

110
Moltiplicavan l'ire e le parole
quando da questo e quando da quel lato:
con Rodomonte e con Ruggier la vuole
tutto in un tempo Mandricardo irato;
Ruggier, ch'oltraggio sopportar non suole,
non vuol più accordo, anzi litigio e piato.
Marfisa or va da questo or da quel canto
per riparar, ma non può sola tanto.

111
Come il villan, se fuor per l'alte sponde
trapela il fiume e cerca nuova strada,
frettoloso a vietar che non affonde
i verdi paschi e la sperata biada,
chiude una via ed un'altra, e si confonde;
che se ripara quinci che non cada,
quindi vede lassar gli argini molli,
e fuor l'acqua spicciar con più rampolli:

112
così, mentre Ruggiero e Mandricardo
e Rodomonte son tutti sozzopra,
ch'ognun vuol dimostrarsi più gagliardo,
ed ai compagni rimaner di sopra,
Marfisa ad acchetarli have riguardo,
e s'affatica, e perde il tempo e l'opra;
che, come ne spicca uno e lo ritira,
gli altri duo risalir vede con ira.

113
Marfisa, che volea porgli d'accordo,
dicea: - Signori, udite il mio consiglio:
differire ogni lite è buon ricordo
fin ch'Agramante sia fuor di periglio.
S'ognun vuole al suo fatto essere ingordo,
anch'io con Mandricardo mi ripiglio;
e vo' vedere al fin se guadagnarme,
come egli ha detto, è buon per forza d'arme.

114
Ma se si de' soccorrere Agramante,
soccorrasi, e tra noi non si contenda. -
- Per me non si starà d'andare inante
(disse Ruggier), pur che 'l destrier si renda.
O che mi dia il cavallo, a far di tante
una parola, o che da me il difenda:
o che qui morto ho da restare, o ch'io
in campo ho da tornar sul destrier mio. -

115
Rispose Rodomonte: - Ottener questo
non fia così, come quell'altro, lieve.-
E seguitò dicendo: - Io ti protesto
che, s'alcun danno il nostro re riceve,
fia per tua colpa; ch'io per me non resto
di fare a tempo quel che far si deve.-
Ruggiero a quel protesto poco bada;
ma stretto dal furor stringe la spada.

116
Al re d'Algier come cingial si scaglia,
e l'urta con lo scudo e con la spalla;
e in modo lo disordina e sbarraglia,
che fa che d'una staffa il piè gli falla.
Mandricardo gli grida: - O la battaglia
differisci, Ruggiero, o meco falla; -
e crudele e fellon più che mai fosse,
Ruggier su l'elmo in questo dir percosse.

117
Fin sul collo al destrier Ruggier s'inchina,
né, quando vuolsi rilevar, si puote;
perché gli sopragiunge la ruina
del figlio d'Ulien che lo percuote.
Se non era di tempra adamantina,
fesso l'elmo gli avria fin tra le gote.
Apre Ruggier le mani per l'ambascia,
e l'una il fren, l'altra la spada lascia.

118
Se lo porta il destrier per la campagna:
dietro gli resta in terra Balisarda.
Marfisa che quel dì fatta compagna
se gli era d'arme, par ch'avampi ed arda,
che solo fra que' duo così rimagna:
e come era magnanima e gagliarda,
si drizza a Mandricardo, e col potere
ch'avea maggior, sopra la testa il fiere.

119
Rodomonte a Ruggier dietro si spinge:
vinto è Frontin, s'un'altra gli n'appicca;
ma Ricciardetto con Vivian si stringe,
e tra Ruggiero e 'l Saracin si ficca.
L'uno urta Rodomonte e lo rispinge,
e da Ruggier per forza lo dispicca;
l'altro la spada sua, che fu Viviano,
pone a Ruggier, già risentito, in mano.

120
Tosto che 'l buon Ruggiero in sé ritorna,
e che Vivian la spada gli appresenta,
a vendicar l'ingiuria non soggiorna,
e verso il re d'Algier ratto s'aventa,
come il leon che tolto su le corna
dal bue sia stato, e che 'l dolor non senta:
sì sdegno ed ira ed impeto l'affretta,
stimula e sferza a far la sua vendetta.

121
Ruggier sul capo al Saracin tempesta:
e se la spada sua si ritrovasse,
che, come ho detto, al comminciar di questa
pugna, di man gran fellonia gli trasse,
mi credo ch'a difendere la testa
di Rodomonte l'elmo non bastasse,
l'elmo che fece il re far di Babelle
quando muover pensò guerra alle stelle.

122
La Discordia, credendo non potere
altro esser quivi che contese e risse,
né vi dovesse mai più luogo avere
o pace o triegua, alla sorella disse
ch'omai sicuramente a rivedere
i monachetti suoi seco venisse.
Lasciànle andare, e stiàn noi dove in fronte
Ruggiero avea ferito Rodomonte.

123
Fu il colpo di Ruggier di sì gran forza,
che fece in su la groppa di Frontino
percuoter l'elmo e quella dura scorza
di ch'avea armato il dosso il Saracino,
e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza
piegar per gire in terra a capo chino;
e la spada egli ancora avria perduta,
se legata alla man non fosse suta.

124
Avea Marfisa a Mandricardo intanto
fatto sudar la fronte, il viso e il petto,
ed egli aveva a lei fatto altretanto;
ma sì l'osbergo d'ambi era perfetto,
che mai poter falsarlo in nessun canto,
e stati eran sin qui pari in effetto:
ma in un voltar che fece il suo destriero,
bisogno ebbe Marfisa di Ruggiero.

125
Il destrier di Marfisa in un voltarsi
che fece stretto, ov'era molle il prato,
sdrucciolò in guisa, che non poté aitarsi
di non tutto cader sul destro lato;
e nel volere in fretta rilevarsi,
da Brigliador fu pel traverso urtato,
con che il pagan poco cortese venne;
sì che cader di nuovo gli convenne.

126
Ruggier che la donzella a mal partito
vide giacer, non differì il soccorso,
or che l'agio n'avea, poi che stordito
da sé lontan quell'altro era trascorso:
ferì su l'elmo il Tartaro; e partito
quel colpo gli avria il capo, come un torso,
se Ruggier Balisarda avesse avuta,
o Mandricardo in capo altra barbuta.

127
Il re d'Algier che si risente in questo,
si volge intorno, e Ricciardetto vede;
e si ricorda che gli fu molesto
dianzi, quando soccorso a Ruggier diede.
A lui si drizza, e saria stato presto
a darli del ben fare aspra mercede,
se con grande arte e nuovo incanto tosto
non se gli fosse Malagigi opposto.

128
Malagigi, che sa d'ogni malia
quel che ne sappia alcun mago eccellente,
ancor che 'l libro suo seco non sia,
con che fermare il sole era possente,
pur la scongiurazione onde solia
commandare ai demoni aveva a mente:
tosto in corpo al ronzino un ne costringe
di Doralice, ed in furor lo spinge.

129
Nel mansueto ubino che sul dosso
avea la figlia del re Stordilano,
fece entrar un degli angel di Minosso
sol con parole il frate di Viviano:
e quel che dianzi mai non s'era mosso,
se non quanto ubidito avea alla mano,
or d'improviso spiccò in aria un salto,
che trenta piè fu lungo e sedeci alto.

130
Fu grande il salto, non però di sorte
che ne dovesse alcun perder la sella.
Quando si vide in alto, gridò forte
(che si tenne per morta) la donzella.
Quel ronzin, come il diavol se lo porte,
dopo un gran salto se ne va con quella,
che pur grida soccorso, in tanta fretta,
che non l'avrebbe giunto una saetta.

131
Da la battaglia il figlio d'Ulieno
si levò al primo suon di quella voce;
e dove furiava il palafreno,
per la donna aiutar n'andò veloce.
Mandricardo di lui non fece meno,
né più a Ruggier, né più a Marfisa nòce;
ma, senza chieder loro o paci o tregue,
e Rodomonte e Doralice segue.

132
Marfisa intanto si levò di terra,
e tutta ardendo di disdegno e d'ira,
credesi far la sua vendetta, ed erra;
che troppo lungi il suo nimico mira.
Ruggier, ch'aver tal fin vede la guerra,
rugge come un leon, non che sospira.
Ben sanno che Frontino e Brigliadoro
giunger non ponno coi cavalli loro.

133
Ruggier non vuol cessar fin che decisa
col re d'Algier non l'abbia del cavallo:
non vuol quietar il Tartaro Marfisa,
che provato a suo senno anco non hallo.
Lasciar la sua querela a questa guisa
parrebbe all'uno e all'altro troppo fallo.
Di commune parer disegno fassi
di chi offesi gli avea seguire i passi.

134
Nel campo saracin li troveranno,
quando non possan ritrovarli prima;
che per levar l'assedio iti seranno,
prima che 'l re di Francia il tutto opprima.
Così dirittamente se ne vanno
dove averli a man salva fanno stima.
Già non andò Ruggier così di botto,
che non facesse ai suoi compagni motto.

135
Ruggier se ne ritorna ove in disparte
era il fratel de la sua donna bella,
e se gli proferisce in ogni parte
amico, per fortuna e buona e fella:
indi lo priega (e lo fa con bella arte)
che saluti in suo nome la sorella;
e questo così ben gli venne detto,
che né a lui diè né agli altri alcun sospetto.

136
E da lui, da Vivian, da Malagigi,
dal ferito Aldigier tolse commiato.
Si proferiro anch'essi alli servigi
di lui, debitor sempre in ogni lato.
Marfisa avea sì il cor d'ire a Parigi,
che 'l salutar gli amici avea scordato;
ma Malagigi andò tanto e Viviano,
che pur la salutaron di lontano;

137
e così Ricciardetto; ma Aldigiero
giace, e convien che suo malgrado resti.
Verso Parigi avean preso il sentiero
quelli duo prima, ed or lo piglian questi.
Dirvi, Signor, ne l'altro canto spero
miracolosi e sopraumani gesti,
che con danno degli uomini di Carlo
ambe le coppie fer, di ch'io vi parlo.


CANTO VENTISETTESIMO


1
Molti consigli de le donne sono
meglio improviso, ch'a pensarvi, usciti;
che questo è speziale e proprio dono
fra tanti e tanti lor dal ciel largiti.
Ma può mal quel degli uomini esser buono,
che maturo discorso non aiti,
ove non s'abbia a ruminarvi sopra
speso alcun tempo e molto studio ed opra.

2
Parve, e non fu però buono il consiglio
di Malagigi, ancor che (come ho detto)
per questo di grandissimo periglio
liberassi il cugin suo Ricciardetto.
A levare indi Rodomonte e il figlio
del re Agrican, lo spirto avea costretto,
non avvertendo che sarebbon tratti
dove i cristian ne rimarrian disfatti.

3
Ma se spazio a pensarvi avesse avuto,
creder si può che dato similmente
al suo cugino avria debito aiuto,
né fatto danno alla cristiana gente.
Commandare allo spirto avria potuto,
ch'alla via di levante o di ponente
sì dilungata avesse la donzella,
che non n'udisse Francia più novella.

4
Così gli amanti suoi l'avrian seguìta,
come a Parigi, anco in ogn'altro loco;
ma fu questa avvertenza inavvertita
da Malagigi, per pensarvi poco:
e la Malignità dal ciel bandita,
che sempre vorria sangue e strage e fuoco,
prese la via donde più Carlo afflisse,
poi che nessuna il mastro gli prescrisse.

5
Il palafren ch'avea il demonio al fianco,
portò la spaventata Doralice,
che non poté arrestarla fiume, e manco
fossa, bosco, palude, erta o pendice;
fin che per mezzo il campo inglese e franco,
e l'altra moltitudine fautrice
de l'insegne di Cristo, rassegnata
non l'ebbe al padre suo re di Granata.

6
Rodomonte col figlio d'Agricane
la seguitaro il primo giorno un pezzo,
che le vedean le spalle, ma lontane:
di vista poi perderonla da sezzo,
e venner per la traccia, come il cane
la lepre o il capriol trovare avezzo;
né si fermar, che furo in parte, dove
di lei ch'era col padre ebbono nuove.

7
Guardati, Carlo, che 'l ti viene addosso
tanto furor, ch'io non ti veggo scampo:
né questi pur, ma 'l re Gradasso è mosso
con Sacripante a danno del tuo campo.
Fortuna, per toccarti fin all'osso,
ti tolle a un tempo l'uno e l'altro lampo
di forza e di saper, che vivea teco;
e tu rimaso in tenebre sei cieco.

8
Io ti dico d'Orlando e di Rinaldo;
che l'uno al tutto furioso e folle,
al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo,
nudo va discorrendo il piano e 'l colle:
l'altro, con senno non troppo più saldo,
d'appresso al gran bisogno ti si tolle;
che non trovando Angelica in Parigi,
si parte, e va cercandone vestigi.

9
Un fraudolente vecchio incantatore
gli fe' (come a principio vi si disse)
creder per un fantastico suo errore,
che con Orlando Angelica venisse:
ondè di gelosia tocco nel core,
de la maggior ch'amante mai sentisse,
venne a Parigi, e come apparve in corte,
d'ire in Bretagna gli toccò per sorte.

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