A B C D E F G H I J K L M N O P R S T U V W X Z

Orlando Furioso

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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10
Or fatta la battaglia onde portonne
egli l'onor d'aver chiuso Agramante,
tornò a Parigi, e monister di donne
e case e rocche cercò tutte quante.
Se murata non è tra le colonne,
l'avria trovata il curioso amante.
Vedendo al fin ch'ella non v'è né Orlando,
amenduo va con gran disio cercando.

11
Pensò che dentro Anglante o dentro a Brava
se la godesse Orlando in festa e in giuoco;
e qua e là per ritrovarla andava,
né in quel la ritrovò né in questo loco.
A Parigi di nuovo ritornava,
pensando che tardar dovesse poco
di capitare il paladino al varco;
che 'l suo star fuor non era senza incarco.

12
Un giorno o duo ne la città soggiorna
Rinaldo; e poi ch'Orlando non arriva,
or verso Anglante, or verso Brava torna,
cercando se di lui novella udiva.
Cavalca e quando annotta e quando aggiorna,
alla fresca alba e all'ardente ora estiva;
e fa al lume del sole e de la luna
dugento volte questa via, non ch'una.

13
Ma l'antiquo aversario, il qual fece Eva
all'interdetto pome alzar la mano,
a Carlo un giorno i lividi occhi leva,
che 'l buon Rinaldo era da lui lontano;
e vedendo la rotta che poteva
darsi in quel punto al populo cristiano,
quanta eccellenza d'arme al mondo fusse
fra tutti i Saracini, ivi condusse.

14
Al re Gradasso e al buon re Sacripante,
ch'eran fatti compagni all'uscir fuore
de la piena d'error casa d'Atlante,
di venire in soccorso messe in core
alle genti assediate d'Agramante,
e a distruzion di Carlo imperatore:
ed egli per l'incognite contrade
fe' lor la scorta e agevolò le strade.

15
Ed ad un altro suo diede negozio
d'affrettar Rodomonte e Mandricardo
per le vestigie donde l'altro sozio
a condur Doralice non è tardo.
Ne manda ancora un altro, perché in ozio
non stia Marfisa né Ruggier gagliardo;
ma chi guidò l'ultima coppia tenne
la briglia più, né quando gli altri venne.

16
La coppia di Marfisa e di Ruggiero
di mezza ora più tarda si condusse;
però ch'astutamente l'angel nero,
volendo agli cristian dar de le busse,
provide che la lite del destriero
per impedire il suo desir non fusse,
che rinovata si saria, se giunto
fosse Ruggiero e Rodomonte a un punto.

17
I quattro primi si trovaro insieme
onde potean veder gli alloggiamenti
de l'esercito oppresso e di chi 'l preme,
e le bandiere in che feriano i venti.
Si consigliaro alquanto; e fur l'estreme
conclusion dei lor ragionamenti
di dare aiuto, mal grado di Carlo,
al re Agramante, e de l'assedio trarlo.

18
Stringonsi insieme, e prendono la via
per mezzo ove s'alloggiano i cristiani,
gridando Africa e Spagna tuttavia;
e si scopriro in tutto esser pagani.
Pel campo, arme, arme risonar s'udia;
ma menar si sentir prima le mani:
e de la retroguardia una gran frotta,
non ch'assalita sia, ma fugge in rotta.

19
L'esercito cristian mosso a tumulto
sozzopra va senza sapere il fatto.
Estima alcun che sia un usato insulto
che Svizzari o Guasconi abbino fatto.
Ma perch'alla più parte è il caso occulto,
s'aduna insieme ogni nazion di fatto,
altri a suon di tamburo, altri di tromba:
grande è 'l rumore, e fin al ciel rimbomba.

20
Il magno imperator, fuor che la testa,
è tutto armato, e i paladini ha presso;
e domandando vien che cosa è questa
che le squadre in disordine gli ha messo;
e minacciando, or questi or quelli arresta;
e vede a molti il viso o il petto fesso,
ad altri insanguinare o il capo o il gozzo,
alcun tornar con mano o braccio mozzo.

21
Giunge più inanzi, e ne ritrova molti
giacere in terra, anzi in vermiglio lago
nel proprio sangue orribilmente involti,
né giovar lor può medico né mago;
e vede dagli busti i capi sciolti
e braccia e gambe con crudele imago;
e ritrova dai primi alloggiamenti
agli ultimi per tutto uomini spenti.

22
Dove passato era il piccol drappello,
di chiara fama eternamente degno,
per lunga riga era rimaso quello
al mondo sempre memorabil segno.
Carlo mirando va il crudel macello,
maraviglioso, e pien d'ira e di sdegno,
come alcun, in cui danno il fulgur venne,
cerca per casa ogni sentier che tenne.

23
Non era agli ripari anco arrivato
del re african questo primiero aiuto,
che con Marfisa fu da un altro lato
l'animoso Ruggier sopravenuto.
Poi ch'una volta o due l'occhio aggirato
ebbe la degna coppia, e ben veduto
qual via più breve per soccorrer fosse
l'assediato signor, ratto si mosse.

24
Come quando si dà fuoco alla mina,
pel lungo solco de la negra polve
licenziosa fiamma arde e camina
sì ch'occhio a dietro a pena se le volve;
e qual si sente poi l'alta ruina
che 'l duro sasso o il grosso muro solve:
così Ruggiero e Marfisa veniro,
e tai ne la battaglia si sentiro.

25
Per lungo e per traverso a fender teste
incominciaro, e tagliar braccia e spalle
de le turbe che male erano preste
ad espedire e sgombrar loro il calle.
C'ha notato il passar de le tempeste,
ch'una parte d'un monte o d'una valle
offende, e l'altra lascia, s'appresenti
la via di questi duo fra quelle genti.

26
Molti che dal furor di Rodomonte
e di quegli altri primi eran fuggiti,
Dio ringraziavan ch'avea lor sì pronte
gambe concesse, e piedi sì spediti;
e poi, dando del petto e de la fronte
in Marfisa e in Ruggier, vedean scherniti,
come l'uom né per star né per fuggire,
al suo fisso destin può contradire.

27
Chi fugge l'un pericolo, rimane
ne l'altro, e paga il fio d'ossa e di polpe.
Così cader coi figli in bocca al cane
suol, sperando fuggir, timida volpe,
poi che la caccia de l'antique tane
il suo vicin che le dà mille colpe,
e cautamente con fumo e con fuoco
turbata l'ha da non temuto loco.

28
Negli ripari entrò de' Saracini
Marfisa con Ruggiero a salvamento.
Quivi tutti con gli occhi al ciel supini
Dio ringraziar del buono avvenimento.
Or non v'è più timor de' paladini:
il più tristo pagan ne sfida cento;
ed è concluso che senza riposo
si torni a fare il campo sanguinoso.

29
Corni, bussoni, timpani moreschi
empieno il ciel di formidabil suoni:
ne l'aria tremolare ai venti freschi
si veggon le bandiere e i gonfaloni.
Da l'altra parte i capitan carleschi
stringon con Alamanni e con Britoni
quei di Francia, d'Italia e d'Inghilterra;
e si mesce aspra e sanguinosa guerra.

30
La forza del terribil Rodomonte,
quella di Mandricardo furibondo,
quella del buon Ruggier, di virtù fonte,
del re Gradasso, sì famoso al mondo,
e di Marfisa l'intrepida fronte,
col re circasso a nessun mai secondo,
feron chiamar san Gianni e san Dionigi
al re di Francia, e ritrovar Parigi.

31
Di questi cavallieri e di Marfisa
l'ardire invitto e la mirabil possa
non fu, Signor, di sorte, non fu in guisa
ch'imaginar, non che descriver possa.
Quindi si può stimar che gente uccisa
fosse quel giorno, e che crudel percossa
avesse Carlo. Arroge poi con loro,
con Ferraù più d'un famoso Moro.

32
Molti per fretta s'affogaro in Senna
(che 'l ponte non potea supplire a tanti),
e desiar, come Icaro, la penna,
perché la morte avean dietro e davanti.
Eccetto Uggieri e il marchese di Vienna,
i paladin fur presi tutti quanti.
Olivier ritornò ferito sotto
la spalla destra, Uggier col capo rotto.

33
E se, come Rinaldo e come Orlando,
lasciato Brandimarte avesse il giuoco,
Carlo n'andava di Parigi in bando,
se potea vivo uscir di sì gran fuoco.
Ciò che poté, fe' Brandimarte, e quando
non poté più, diede alla furia loco.
Così Fortuna ad Agramante arrise,
ch'un'altra volta a Carlo assedio mise.

34
Di vedovelle i gridi e le querele,
e d'orfani fanciulli e di vecchi orbi,
ne l'eterno seren dove Michele
sedea, salir fuor di questi aer torbi;
e gli fecion veder come il fedele
popul preda de' lupi era e de' corbi,
di Francia, d'Inghilterra e di Lamagna,
che tutta avea coperta la campagna.

35
Nel viso s'arrossì l'angel beato,
parendogli che mal fosse ubidito
al Creatore, e si chiamò ingannato
da la Discordia perfida e tradito.
D'accender liti tra i pagani dato
le avea l'assunto, e mal era esequito;
anzi tutto il contrario al suo disegno
parea aver fatto, a chi guardava al segno.

36
Come servo fedel, che più d'amore
che di memoria abondi, e che s'aveggia
aver messo in oblio cosa ch'a core
quanto la vita e l'anima aver deggia,
studia con fretta d'emendar l'errore,
né vuol che prima il suo signor lo veggia:
così l'angelo a Dio salir non volse,
se de l'obligo prima non si sciolse.

37
Al monister, dove altre volte avea
la Discordia veduta, drizzò l'ali.
Trovolla ch'in capitulo sedea
a nuova elezion degli ufficiali;
e di veder diletto si prendea,
volar pel capo a' frati i breviali.
Le man le pose l'angelo nel crine,
e pugna e calci le diè senza fine.

38
Indi le roppe un manico di croce
per la testa, pel dosso e per le braccia.
Mercé grida la misera a gran voce,
e le genocchia al divin nunzio abbraccia.
Michel non l'abandona, che veloce
nel campo del re d'Africa la caccia;
e poi le dice: - Aspettati aver peggio,
se fuor di questo campo più ti veggio. -

39
Come che la Discordia avesse rotto
tutto il dosso e le braccia, pur temendo
un'altra volta ritrovarsi sotto
a quei gran colpi, a quel furor tremendo,
corre a pigliare i mantici di botto,
ed agli accesi fuochi esca aggiungendo,
ed accendendone altri, fa salire
da molti cori un alto incendio d'ire.

40
E Rodomonte e Mandricardo e insieme
Ruggier n'infiamma sì, che inanzi al Moro
li fa tutti venire, or che non preme
Carlo i pagani, anzi il vantaggio è loro.
Le differenze narrano, ed il seme
fanno saper, da cui produtte foro;
poi del re si rimettono al parere,
chi di lor prima il campo debba avere.

41
Marfisa del suo caso anco favella,
e dice che la pugna vuol finire,
che cominciò col Tartaro; perch'ella
provocata da lui vi fu a venire:
né, per dar loco all'altre, volea quella
un'ora, non che un giorno, differire;
ma d'esser prima fa l'instanza grande,
ch'alla battaglia il Tartaro domande.

42
Non men vuol Rodomonte il primo campo
da terminar col suo rival l'impresa,
che per soccorrer l'africano campo
ha già interrotta, e fin a qui sospesa.
Mette Ruggier le sue parole a campo,
e dice che patir troppo gli pesa
che Rodomonte il suo destrier gli tenga,
e ch'a pugna con lui prima non venga.

43
Per più intricarla il Tartaro viene anche,
e niega che Ruggiero ad alcun patto
debba l'aquila aver da l'ale bianche;
e d'ira e di furore è così matto,
che vuol, quando dagli altri tre non manche,
combatter tutte le querele a un tratto.
Né più dagli altri ancor saria mancato,
se 'l consenso del re vi fosse stato.

44
Con prieghi il re Agramante e buon ricordi
fa quanto può, perché la pace segua;
e quando al fin tutti li vede sordi
non volere assentire a pace o a triegua,
va discorrendo come almen gli accordi
sì, che l'un dopo l'altro il campo assegua:
e pel miglior partito al fin gli occorre
ch'ognuno a sorte il campo s'abbia a torre.

45
Fe' quattro brevi porre: un Mandricardo
e Rodomonte insieme scritto avea;
ne l'altro era Ruggiero e Mandricardo.
Rodomonte e Ruggier l'altro dicea;
dicea l'altro Marfisa e Mandricardo.
Indi all'arbitrio de l'instabil dea
li fece trarre: e 'l primo fu il signore
di Sarza a uscir con Mandricardo fuore.

46
Mandricardo e Ruggier fu nel secondo;
nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte;
restò Marfisa e Mandricardo in fondo,
di che la donna ebbe turbata fronte.
Né Ruggier più di lei parve giocondo:
sa che le forze dei duo primi pronte
han tra lor da finir le liti in guisa,
che non ne fia per sé né per Marfisa.

47
Giacea non lungi da Parigi un loco,
che volgea un miglio o poco meno intorno:
lo cingea tutto un argine non poco
sublime, a guisa d'un teatro adorno.
Un castel già vi fu, ma a ferro e a fuoco
le mura e i tetti ed a ruina andorno.
Un simil può vederne in su la strada,
qual volta a Borgo il Parmigiano vada.

48
In questo loco fu la lizza fatta,
di brevi legni d'ogn'intorno chiusa,
per giusto spazio quadra, al bisogno atta,
con due capaci porte, come s'usa.
Giunto il dì ch'al re par che si combatta
tra i cavallier che non ricercan scusa,
furo appresso alle sbarre in ambi i lati
contra i rastrelli i padiglion tirati.

49
Nel padiglion ch'è più verso ponente
sta il re d'Algier, c'ha membra di gigante.
Gli pon lo scoglio indosso del serpente
l'ardito Ferraù con Sacripante.
Il re Gradasso e Falsiron possente
sono in quell'altro al lato di levante,
e metton di sua man l'arme troiane
indosso al successor del re Agricane.

50
Sedeva in tribunale amplo e sublime
il re d'Africa, e seco era l'Ispano;
poi Stordilano, e l'altre genti prime
che riveria l'esercito pagano.
Beato a chi pôn dare argini e cime
d'arbori stanza che gli alzi dal piano!
Grande è la calca, e grande in ogni lato
populo ondeggia intorno al gran steccato.

51
Eran con la regina di Castiglia
regine e principesse e nobil donne
d'Aragon, di Granata e di Siviglia,
e fin di presso all'atlantee colonne:
tra quai di Stordilan sedea la figlia,
che di duo drappi avea le ricche gonne,
l'un d'un rosso mal tinto, e l'altro verde;
ma 'l primo quasi imbianca e il color perde.

52
In abito succinta era Marfisa,
qual si convenne a donna ed a guerriera.
Termoodonte forse a quella guisa
vide Ippolita ornarsi e la sua schiera.
Già, con la cotta d'arme alla divisa
del re Agramante, in campo venut'era
l'araldo a far divieto e metter leggi,
che né in fatto né in detto alcun parteggi.

53
La spessa turba aspetta disiando
la pugna, e spesso incolpa il venir tardo
dei duo famosi cavallieri; quando
s'ode dal padiglion di Mandricardo
alto rumor che vien moltiplicando.
Or sappiate, Signor, che 'l re gagliardo
di Sericana e 'l Tartaro possente
fanno il tumulto e 'l grido che si sente.

54
Avendo armato il re di Sericana
di sua man tutto il re di Tartaria,
per porgli al fianco la spada soprana
che già d'Orlando fu, se ne venìa;
quando nel pome scritto Durindana
vide, e 'l quartier ch'Almonte aver solia,
ch'a quel meschin fu tolto ad una fonte
dal giovenetto Orlando in Aspramonte.

55
Vedendola, fu certo ch'era quella
tanto famosa del signor d'Anglante,
per cui con grande armata, e la più bella
che giamai si partisse di Levante,
soggiogato avea il regno di Castella,
e Francia vinta esso pochi anni inante:
ma non può imaginarsi come avenga
ch'or Mandricardo in suo poter la tenga.

56
E dimandògli se per forza o patto
l'avesse tolta al conte, e dove e quando.
E Mandricardo disse ch'avea fatto
gran battaglia per essa con Orlando;
e come finto quel s'era poi matto,
così coprire il suo timor sperando,
ch'era d'aver continua guerra meco,
fin che la buona spada avesse seco.

57
E dicea ch'imitato avea il castore,
il qual si strappa i genitali sui,
vedendosi alle spalle il cacciatore,
che sa che non ricerca altro da lui.
Gradasso non udì tutto il tenore,
che disse: - Non vo' darla a te né altrui:
tanto oro, tanto affanno e tanta gente
ci ho speso, che è ben mia debitamente.

58
Cercati pur fornir d'un'altra spada,
ch'io voglio questa, e non ti paia nuovo.
Pazzo o saggio ch'Orlando se ne vada,
averla intendo, ovunque io la ritrovo.
Tu senza testimoni in su la strada
te l'usurpasti: io qui lite ne muovo.
La mia ragion dirà mia scimitarra,
e faremo il giudicio ne la sbarra.

59
Prima, di guadagnarla t'apparecchia,
che tu l'adopri contra a Rodomonte.
Di comprar prima l'arme è usanza vecchia,
ch'alla battaglia il cavallier s'affronte. -
- Più dolce suon non mi viene all'orecchia
(rispose alzando il Tartaro la fronte),
che quando di battaglia alcun mi tenta;
ma fa che Rodomonte lo consenta.

60
Fa che sia tua la prima, e che si tolga
il re di Sarza la tenzon seconda:
e non ti dubitar ch'io non mi volga,
e ch'a te ed ad ogni altro io non risponda. -
Ruggier gridò: - Non vo' che si disciolga
il patto, o più la sorte si confonda:
o Rodomonte in campo prima saglia,
o sia la sua dopo la mia battaglia.

61
Se di Gradasso la ragion prevale,
prima acquistar che porre in opra l'arme;
né tu l'aquila mia da le bianche ale
prima usar déi, che non me ne disarme:
ma poi ch'è stato il mio voler già tale,
di mia sentenza non voglio appellarme,
che sia seconda la battaglia mia,
quando del re d'Algier la prima sia.

62
Se turbarete voi l'ordine in parte,
io totalmente turbarollo ancora.
Io non intendo il mio scudo lasciarte,
se contra me non lo combatti or ora. -
- Se l'uno e l'altro di voi fosse Marte
(rispose Mandricardo irato allora),
non saria l'un né l'altro atto a vietarme
la buona spada o quelle nobili arme. -

63
E tratto da la colera, aventosse
col pugno chiuso al re di Sericana;
e la man destra in modo gli percosse,
ch'abandonar gli fece Durindana.
Gradasso, non credendo ch'egli fosse
di così folle audacia e così insana,
colto improviso fu, che stava a bada,
e tolta si trovò la buona spada.

64
Così scornato, di vergogna e d'ira
nel viso avampa, e par che getti fuoco;
e più l'affligge il caso e lo martira,
poi che gli accade in sì palese loco.
Bramoso di vendetta si ritira,
a trar la scimitarra, a dietro un poco.
Mandricardo in sé tanto si confida,
che Ruggiero anco alla battaglia sfida.

65
- Venite pure inanzi amenduo insieme,
e vengane pel terzo Rodomonte,
Africa e Spagna e tutto l'uman seme;
ch'io son per sempremai volger la fronte. -
Così dicendo, quel che nulla teme,
mena d'intorno la spada d'Almonte;
lo scudo imbraccia, disdegnoso e fiero,
contra Gradasso e contra il buon Ruggiero.

66
- Lascia la cura a me (dicea Gradasso),
ch'io guarisca costui de la pazzia. -
- Per Dio (dicea Ruggier), non te la lasso,
ch'esser convien questa battaglia mia. -
- Va indietro tu! - Vavvi pur tu! - né passo
però tornando, gridan tuttavia;
ed attaccossi la battaglia in terzo,
ed era per uscirne un strano scherzo,

67
se molti non si fossero interposti
a quel furor, non con troppo consiglio;
ch'a spese lor quasi imparar che costi
voler altri salvar con suo periglio.
Né tutto 'l mondo mai gli avria composti,
se non venia col re d'Ispagna il figlio
del famoso Troiano, al cui cospetto
tutti ebbon riverenza e gran rispetto.

68
Si fe' Agramante la cagione esporre
di questa nuova lite così ardente:
poi molto affaticossi per disporre
che per quella giornata solamente
a Mandricardo la spada d'Ettorre
concedesse Gradasso umanamente,
tanto ch'avesse fin l'aspra contesa
ch'avea già incontra a Rodomonte presa.

69
Mentre studia placarli il re Agramante,
ed or con questo ed or con quel ragiona;
da l'altro padiglion tra Sacripante
e Rodomonte un'altra lite suona.
Il re circasso (come è detto inante)
stava di Rodomonte alla persona,
ed egli e Ferraù gli aveano indotte
l'arme del suo progenitor Nembrotte.

70
Ed eran poi venuti ove il destriero
facea, mordendo, il ricco fren spumoso;
io dico il buon Frontin, per cui Ruggiero
stava iracondo e più che mai sdegnoso.
Sacripante ch'a por tal cavalliero
in campo avea, mirava curioso
se ben ferrato e ben guernito e in punto
era il destrier, come doveasi a punto.

71
E venendo a guardargli più a minuto
i segni, le fattezze isnelle ed atte,
ebbe, fuor d'ogni dubbio, conosciuto
che questo era il destrier suo Frontalatte,
che tanto caro già s'avea tenuto,
per cui già avea mille querele fatte;
e poi che gli fu tolto, un tempo volse
sempre ire a piedi: in modo gliene dolse.

72
Inanzi Albracca glie l'avea Brunello
tolto di sotto quel medesmo giorno
ch'ad Angelica ancor tolse l'annello,
al conte Orlando Balisarda e 'l corno,
e la spada a Marfisa: ed avea quello,
dopo che fece in Africa ritorno,
con Balisarda insieme a Ruggier dato,
il qual l'avea Frontin poi nominato.

73
Quando conobbe non si apporre in fallo,
disse il Circasso, al re d'Algier rivolto:
- Sappi, signor, che questo è mio cavallo,
ch'ad Albracca di furto mi fu tolto.
Bene avrei testimoni da provallo;
ma perché son da noi lontani molto,
s'alcun lo niega, io gli vo' sostenere
con l'arme in man le mie parole vere.

74
Ben son contento, per la compagnia
in questi pochi dì stata fra noi,
che prestato il cavallo oggi ti sia,
ch'io veggo ben che senza far non puoi;
però con patto, se per cosa mia
e prestata da me conoscer vuoi:
altrimente d'averlo non far stima,
o se non lo combatti meco prima. -

75
Rodomonte, del quale un più orgoglioso
non ebbe mai tutto il mestier de l'arme;
al quale in esser forte e coraggioso
alcuno antico d'uguagliar non parme;
rispose: - Sacripante, ogn'altro ch'oso,
fuor che tu, fosse in tal modo a parlarme,
con suo mal si saria tosto avveduto
che meglio era per lui di nascer muto.

76
Ma per la compagnia che, come hai detto,
novellamente insieme abbiamo presa,
ti son contento aver tanto rispetto,
ch'io t'ammonisca a tardar questa impresa,
fin che de la battaglia veggi effetto,
che fra il Tartaro e me tosto fia accesa:
dove porti uno esempio inanzi spero,
ch'avrai di grazia a dirmi: Abbi il destriero. -

77
Gli è teco cortesia l'esser villano
(disse il Circasso pien d'ira e di isdegno);
ma più chiaro ti dico ora e più piano,
che tu non faccia in quel destrier disegno:
che te lo defendo io, tanto ch'in mano
questa vindice mia spada sostegno;
e metteròvi insino l'ugna e il dente,
se non potrò difenderlo altrimente. -

78
Venner da le parole alle contese,
ai gridi, alle minacce, alla battaglia,
che per molt'ira in più fretta s'accese,
che s'accendesse mai per fuoco paglia.
Rodomonte ha l'osbergo ed ogni arnese,
Sacripante non ha piastra né maglia;
ma par (sì ben con lo schermir s'adopra)
che tutto con la spada si ricuopra.

79
Non era la possanza e la fierezza
di Rodomonte, ancor ch'era infinita,
più che la providenza e la destrezza
con che sue forze Sacripante aita.
Non voltò ruota mai con più prestezza
il macigno sovran che 'l grano trita,
che faccia Sacripante or mano or piede
di qua di là, dove il bisogno vede.

80
Ma Ferraù, ma Serpentino arditi
trasson le spade, e si cacciar tra loro,
dal re Grandonio, da Isolier seguiti,
da molt'altri signor del popul Moro.
Questi erano i romori, i quali uditi
ne l'altro padiglion fur da costoro,
quivi per accordar venuti invano
col Tartaro, Ruggiero e 'l Sericano.

81
Venne chi la novella al re Agramante
riportò certa, come pel destriero
avea con Rodomonte Sacripante
incominciato un aspro assalto e fiero.
Il re, confuso di discordie tante,
disse a Marsilio: - Abbi tu qui pensiero
che fra questi guerrier non segua peggio,
mentre all'altro disordine io proveggio. -

82
Rodomonte, che 'l re, suo signor, mira,
frena l'orgoglio, e torna indietro il passo;
né con minor rispetto si ritira
al venir d'Agramante il re circasso.
Quel domanda la causa di tant'ira
con real viso e parlar grave e basso:
e cerca, poi che n'ha compreso il tutto,
porli d'accordo; e non vi fa alcun frutto.

83
Il re circasso il suo destrier non vuole
ch'al re d'Algier più lungamente resti,
se non s'umilia tanto di parole,
che lo venga a pregar che glie lo presti.
Rodomonte, superbo come suole,
gli risponde: - Né 'l ciel, né tu faresti
che cosa che per forza aver potessi,
da altri, che da me, mai conoscessi. -

84
Il re chiede al Circasso, che ragione
ha nel cavallo, e come gli fu tolto:
e quel di parte in parte il tutto espone,
ed esponendo s'arrossisce in volto,
quando gli narra che 'l sottil ladrone,
ch'in un alto pensier l'aveva colto,
la sella su quattro aste gli suffolse,
e di sotto il destrier nudo gli tolse.

85
Marfisa che tra gli altri al grido venne,
tosto che 'l furto del cavallo udì,
in viso si turbò, che le sovenne
che perdé la sua spada ella quel dì:
e quel destrier che parve aver le penne
da lei fuggendo, riconobbe qui:
riconobbe anco il buon re Sacripante,
che non avea riconosciuto inante.

86
Gli altri ch'erano intorno, e che vantarsi
Brunel di questo aveano udito spesso,
verso lui cominciaro a rivoltarsi,
e far palesi cenni ch'era desso;
Marfisa sospettando, ad informarsi
da questo e da quell'altro ch'avea appresso,
tanto che venne a ritrovar che quello
che le tolse la spada era Brunello:

87
e seppe che pel furto onde era degno
che gli annodasse il collo un capestro unto,
dal re Agramante al tingitano regno
fu, con esempio inusitato, assunto.
Marfisa, rinfrescando il vecchio sdegno,
disegnò vendicarsene a quel punto,
e punir scherni e scorni che per strada
fatti l'avea sopra la tolta spada.

88
Dal suo scudier l'elmo allacciar si fece;
che del resto de l'arme era guernita.
Senza osbergo io non trovo che mai diece
volte fosse veduta alla sua vita,
dal giorno ch'a portarlo assuefece
la sua persona, oltre ogni fede ardita.
Con l'elmo in capo andò dove fra i primi
Brunel sedea negli argini sublimi.

89
Gli diede a prima giunta ella di piglio
in mezzo il petto, e da terra levollo,
come levar suol col falcato artiglio
talvolta la rapace aquila il pollo;
e là dove la lite inanzi al figlio
era del re Troian, così portollo.
Brunel, che giunto in male man si vede,
pianger non cessa e domandar mercede.

90
Sopra tutti i rumor, strepiti e gridi,
di che 'l campo era pien quasi ugualmente,
Brunel, ch'ora pietade ora sussidi
domandando venìa, così si sente,
ch'al suono de' ramarichi e de' stridi
si fa d'intorno accor tutta la gente.
Giunta inanzi al re d'Africa, Marfisa
con viso altier gli dice in questa guisa:

91
- Io voglio questo ladro tuo vasallo
con le mie mani impender per la gola,
perché il giorno medesmo che 'l cavallo
a costui tolle, a me la spada invola.
Ma se gli è alcun che voglia dir ch'io fallo,
facciasi inanzi e dica una parola;
ch'in tua presenza gli vo' sostenere
che se ne mente, e ch'io fo il mio dovere.

92
Ma perché si potria forse imputarme
c'ho atteso a farlo in mezzo a tante liti,
mentre che questi più famosi in arme
d'altre querele son tutti impediti;
tre giorni ad impiccarlo io vo' indugiarme:
intanto o vieni, o manda chi l'aiti;
che dopo, se non fia chi me lo vieti,
farò di lui mille uccellacci lieti.

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