Orlando Furioso
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94
Leone, acciò che la sua gente affatto
non fosse uccisa, fe' sonar raccolta;
ed all'imperatore un messo ratto
a pregarlo mandò, che desse volta
e ripassasse il fiume; e che buon patto
n'avrebbe, se la via non gli era tolta:
ed esso con non molti che raccolse,
al ponte ond'era entrato, i passi volse.
95
Molti in poter de' Bulgari restaro
per tutto il monte, e sin al fiume uccisi;
e vi restavan tutti, se 'l riparo
non gli avesse del rio tosto divisi.
Molti cader dai ponti e s'affogaro;
e molti, senza mai volgere i visi,
quindi lontano iro a trovare il guado;
e molti fur prigion tratti in Belgrado.
96
Finita la battaglia di quel giorno,
ne la qual, poi che il lor signor fu estinto,
danno i Bulgari avriano avuto e scorno,
se per lor non avesse il guerrier vinto,
il buon guerrier che 'l candido liocorno
ne lo scudo vermiglio avea dipinto;
a lui si trasson tutti, da cui questa
vittoria conoscean, con gioia e festa.
97
Uno il saluta, un altro se gl'inchina,
altri la mano, altri gli bacia il piede:
ognun, quanto più può, se gli avvicina,
e beato si tien chi appresso il vede,
e più chi 'l tocca; che toccar divina
e sopranatural cosa si crede.
Lo pregan tutti, e vanno al ciel le grida,
che sia lor re, lor capitan, lor guida.
98
Ruggier rispose lor, che capitano
e re sarà, quel che fia lor più a grado;
ma né a baston né a scettro ha da por mano,
né per quel giorno entrar vuole in Belgrado:
che prima che si faccia più lontano
Leon Augusto, e che ripassi il guado,
lo vuol seguir, né torsi da la traccia,
fin che nol giunga e che morir nol faccia;
99
che mille miglia e più, per questo solo
era venuto, e non per altro effetto.
Così senza indugiar lascia lo stuolo,
e si volge al camin che gli vien detto,
che verso il ponte fa Leone a volo,
forse per dubbio che gli sia intercetto.
Gli va dietro per l'orma in tanta fretta,
che 'l suo scudier non chiama e non aspetta.
100
Leone ha nel fuggir tanto vantaggio
(fuggir si può ben dir, più che ritrarse),
che trova aperto e libero il passaggio;
poi rompe il ponte, e lascia le navi arse.
Non v'arriva Ruggier, ch'ascoso il raggio
era del sol, né sa dove alloggiarse.
Cavalca inanzi, che lucea la luna,
né mai trova castel né villa alcuna.
101
Perché non sa dove si por, camina
tutta la notte, né d'arcion mai scende.
Ne lo spuntar del nuovo sol vicina
a man sinistra una città comprende;
ove di star tutto quel dì destina,
acciò l'ingiuria al suo Frontino emende,
a cui, senza posarlo o trargli briglia,
la notte fatto avea far tante miglia.
102
Ungiardo era signor di quella terra,
suddito e caro a Costantino molto,
ove avea per cagion di quella guerra
da cavallo e da piè buon numer tolto.
Quivi ove altrui l'entrata non si serra,
entra Ruggiero, e v'è sì ben raccolto,
che non gli accade di passar più avante
per aver miglior loco e più abondante.
103
Nel medesimo albergo in su la sera
un cavallier di Romania alloggiosse,
che si trovò ne la battaglia fiera,
quando Ruggier pei Bulgari si mosse,
ed a pena di man fuggito gli era,
ma spaventato più ch'altri mai fosse;
sì ch'ancor triema, e pargli ancora intorno
avere il cavallier dal liocorno.
104
Conosce, tosto che lo scudo vede,
che 'l cavallier che quella insegna porta,
è quel che la sconfitta ai Greci diede,
per le cui mani è tanta gente morta.
Corre al palazzo, ed udienza chiede,
per dire a quel signor cosa ch'importa;
e subito intromesso, dice quanto
io mi riserbo a dir ne l'altro canto.
CANTO QUARANTACINQUESIMO
1
Quanto più su l'instabil ruota vedi
di Fortuna ire in alto il miser uomo,
tanto più tosto hai da vedergli i piedi
ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo.
Di questo esempio è Policràte, e il re di
Lidia, e Dionigi, ed altri ch'io non nomo,
che ruinati son da la suprema
gloria in un dì ne la miseria estrema.
2
Così all'incontro, quanto più depresso,
quanto è più l'uom di questa ruota al fondo,
tanto a quel punto più si trova appresso,
ch'a da salir, se de' girarsi in tondo.
Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo,
che l'altro giorno ha dato legge al mondo.
Servio e Mario e Ventidio l'hanno mostro
al tempo antico, e il re Luigi al nostro:
3
il re Luigi, suocero del figlio
del duca mio; che rotto a Santo Albino,
e giunto al suo nimico ne l'artiglio,
a restar senza capo fu vicino.
Scorse di questo anco maggior periglio,
non molto inanzi, il gran Matia Corvino.
Poi l'un, de' Franchi passato quel punto,
l'altro al regno degli Ungari fu assunto.
4
Si vede per gli esempi di che piene
sono l'antiche e le moderne istorie,
che 'l ben va dietro al male, e 'l male al bene,
e fin son l'un de l'altro e biasmi e glorie;
e che fidarsi a l'uom non si conviene
in suo tesor, suo regno e sue vittorie,
né disperarsi per Fortuna avversa,
che sempre la sua ruota in giro versa.
5
Ruggier per la vittoria ch'avea avuto
di Leone e del padre imperatore,
in tanta confidenza era venuto
di sua fortuna e di suo gran valore,
che senza compagnia, senz'altro aiuto,
di poter egli sol gli dava il core
fra cento a piè e a cavallo armate squadre
uccider di sua mano il figlio e il padre.
6
Ma quella, che non vuol che si prometta
alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni,
come tosto alzi e tosto al basso metta,
e tosto avversa e tosto amica torni.
Lo fe' conoscer quivi da chi in fretta
a procacciargli andò disagi e scorni,
dal cavallier che ne la pugna fiera
di man fuggito a gran fatica gli era.
7
Costui fece ad Ungiardo saper, come
quivi il guerrier ch'avea le genti rotte
di Costantino e per molt'anni dome,
stato era il giorno, e vi staria la notte;
e che Fortuna presa per le chiome,
senza che più travagli o che più lotte,
darà al suo re, se fa costui prigione;
ch'a' Bulgari, lui preso, il giogo pone.
8
Ungiardo da la gente, che fuggita
de la battaglia, a lui s'era ridutta
(ch'a parte a parte v'arrivò infinita,
perch'al ponte passar non potea tutta),
sapea come la strage era seguita,
che la metà de' Greci avea distrutta;
e come un cavallier solo era stato,
ch'un campo rotto, e l'altro avea salvato:
9
e che sia da se stesso senza caccia
venuto a dar del capo ne la rete,
si maraviglia, e mostra che gli piaccia,
con viso e gesti e con parole liete.
Aspetta che Ruggier dormendo giaccia;
poi manda le sue gente chete chete,
e fa il buon cavallier, ch'alcun sospetto
di questo non avea, prender nel letto.
10
Accusato Ruggier dal proprio scudo,
ne la città di Novengrado resta
prigion d'Ungiardo, il più d'ogni altro crudo,
che fa di ciò maravigliosa festa.
E che può far Ruggier, poi che gli è nudo,
ed è legato già, quando si desta?
Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta
a dar la nuova a Costantino in fretta.
11
Avea levato Costantin la notte
da le ripe di Sava ogni sua schiera;
e seco a Beleticche avea ridotte,
che città del cognato Androfilo era,
padre di quello a cui forate e rotte
(come se state fossino di cera)
al primo incontro l'arme avea il gagliardo
cavallier, or prigion del fiero Ungiardo.
12
Quivi fortificar facea le mura
l'imperatore, e riparar le porte;
che de' Bulgari ben non s'assicura,
che con la guida d'un guerrier sì forte
non gli faccino peggio che paura,
e 'l resto ponghin di sua gente a morte.
Or che l'ode prigion, né quelli teme,
né se con lor sia il mondo tutto insieme.
13
L'imperator nuota in un mar di latte,
né per letizia sa quel che si faccia.
- Ben son le genti bulgare disfatte, -
dice con lieta e con sicura faccia.
Come de la vittoria, chi combatte,
se troncasse al nimico ambe le braccia,
certo saria, così n'è certo, e gode
l'imperator, poi che 'l guerrier preso ode.
14
Non ha minor cagion di rallegrarsi
del padre il figlio; ch'oltre che si spera
di racquistar Belgrado, e soggiugarsi
ogni contrada che de' Bulgari era;
disegna anco il guerriero amico farsi
con benefici, e seco averlo in schiera.
Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno
ha da invidiar, se gli è costui compagno.
15
Da questa voglia è ben diversa quella
di Teodora, a chi 'l figliuolo uccise
Ruggier con l'asta che da la mammella
passò alle spalle, e un palmo fuor si mise.
A Costantin, del quale era sorella,
costei si gittò a' piedi, e gli conquise
e intenerigli il cor d'alta pietade
col largo pianto che nel sen le cade.
16
- Io non mi leverò da questi piedi
(diss'ella), signor mio, se del fellone
ch'uccise il mio figliuol, non mi conciedi
di vendicare, or che l'abbiàn prigione.
Oltre che stato t'è nipote, vedi
quanto t'amò, vedi quant'opre buone
ha per te fatto, e vedi s'avrai torto
di non lo vendicar di chi l'ha morto.
17
Vedi che per pietà del nostro duolo
ha Dio fatto levar da la campagna
questo crudele, e come augello a volo,
a dar ce l'ha condotto ne la ragna,
acciò in ripa di Stige il mio figliuolo
molto senza vendetta non rimagna.
Dammi costui, signore, e sii contento
ch'io disacerbi il mio col suo tormento. -
18
Così ben piange, e così ben si duole,
e così bene ed efficace parla;
né dai piedi levar mai se gli vuole,
ben che tre volte e quattro per levarla
usasse Costantino atti e parole;
ch'egli è forzato al fin di contentarla:
e così comandò che si facesse
colui condurre, e in man di lei si desse.
19
E per non fare in ciò lunga dimora,
condotto hanno il guerrier del liocorno,
e dato in mano alla crudel Teodora,
che non vi fu intervallo più d'un giorno.
Il far che sia squartato vivo, e muora
publicamente con obbrobrio e scorno,
poca pena le pare, e studia e pensa
altra trovarne inusitata e immensa.
20
La femina crudel lo fece porre,
incatenato e mani e piedi e collo,
nel tenebroso fondo d'una torre,
ove mai non entrò raggio d'Apollo.
Fuor ch'un poco di pan muffato, torre
gli fe' ogni cibo, e senza ancor lassollo
duo dì talora; e lo diè in guardia a tale,
ch'era di lei più pronto a fargli male.
21
Oh! se d'Amon la valorosa e bella
figlia, oh se la magnanima Marfisa
avesse avuto di Ruggier novella,
ch'in prigion tormentasse a questa guisa;
per liberarlo saria questa e quella
postasi al rischio di restarne uccisa;
né Bradamante avria, per dargli aiuto,
a Beatrice o Amon rispetto avuto.
22
Re Carlo intanto avendo la promessa
a costei fatta in mente, che consorte
dar non le lascierà, che sia men d'essa
al paragon de l'arme ardito e forte;
questa sua voluntà con trombe espressa
non solamente fe' ne la sua corte,
ma in ogni terra al suo imperio soggetta;
onde la fama andò pel mondo in fretta.
23
Questa condizion contiene il bando:
chi la figlia d'Amon per moglie vuole,
star con lei debba a paragon del brando
da l'apparire al tramontar del sole;
e fin a questo termine durando,
e non sia vinto, senz'altre parole
la donna da lui vinta esser s'intenda,
né possa ella negar che non lo prenda;
24
e che l'eletta ella de l'arme dona,
senza mirar chi sia di lor, che chiede.
E lo potea ben far, perch'era buona
con tutte l'arme, o sia a cavallo o a piede.
Amon, che contrastar con la Corona
non può né vuole, al fin sforzato cede;
e ritornare a corte si consiglia,
dopo molti discorsi, egli e la figlia.
25
Ancor che sdegno e colera la madre
contra la figlia avea, pur per suo onore
vesti le fece far ricche e leggiadre
a varie fogge e di più d'un colore.
Bradamante alla corte andò col padre;
e quando quivi non trovò il suo amore,
più non le parve quella corte, quella
che le solea parer già così bella.
26
Come chi visto abbia, l'aprile o il maggio,
giardin di frondi e di bei fiori adorno,
e lo rivegga poi che 'l sol il raggio
all'austro inchina, e lascia breve il giorno,
lo trova deserto, orrido e selvaggio;
così pare alla donna al suo ritorno,
che da Ruggier la corte abandonata
quella non sia, ch'avea al partir lasciata.
27
Domandar non ardisce che ne sia,
acciò di sé non dia maggior sospetto;
ma pon l'orecchia, e cerca tuttavia
che senza domandar le ne sia detto.
Si sa ch'egli è partito, ma che via
pres'abbia, non fa alcun vero concetto;
perché partendo ad altri non fe' motto,
ch'allo scudier che seco avea condotto.
28
Oh come ella sospira! oh come teme,
sentendo che se n'è come fuggito!
Oh come sopra ogni timor le preme,
che per porla in oblio se ne sia gito!
che vistosi Amon contra, ed ogni speme
perduta mai più d'esserle marito,
si sia fatto da lei lontano, forse
così sperando dal suo amor disciorse;
29
e che fatt'abbia ancor qualche disegno,
per più tosto levarsela dal core,
d'andar cercando d'uno in altro regno
donna per cui si scordi il primo amore,
come si dice che si suol d'un legno
talor chiodo con chiodo cacciar fuore.
Nuovo pensier ch'a questo poi succede,
le dipinge Ruggier pieno di fede;
30
e lei, che dato orecchie abbia, riprende,
a tanta iniqua suspizione e stolta.
E così l'un pensier Ruggier difende,
l'altro l'accusa: ed ella amenduo ascolta,
e quando a questo e quando a quel s'apprende,
né risoluta a questo o a quel si volta.
Pur all'opinion più tosto corre,
che più le giova, e la contraria aborre.
31
E talor anco che le torna a mente
quel che più volte il suo Ruggier le ha detto,
come di grave error, si duole e pente,
ch'avuto n'abbia gelosia e sospetto;
e come fosse al suo Ruggier presente,
chiamasi in colpa, e se ne batte il petto.
- Ho fatto error (dice ella), e me n'aveggio;
ma chi n'è causa, è causa ancor di peggio.
32
Amor n'è causa, che nel cor m'ha impresso
la forma tua così leggiadra e bella;
e posto ci ha l'ardir, l'ingegno appresso,
e la virtù di che ciascun favella;
ch'impossibil mi par, ch'ove concesso
ne sia il veder, ch'ogni donna e donzella
non ne sia accesa, e che non usi ogni arte
di sciorti dal mio amore e al suo legarte.
33
Deh avesse Amor così nei pensier miei
il tuo pensier, come ci ha il viso sculto!
Io son ben certa che lo troverei
palese tal, qual io lo stimo occulto;
e che sì fuor di gelosia sarei,
ch'ad or ad or non mi farebbe insulto;
e dove a pena or è da me respinta,
rimarria morta, non che rotta e vinta.
34
Son simile all'avar c'ha il cor sì intento
al suo tesoro, e sì ve l'ha sepolto,
che non ne può lontan viver contento,
né non sempre temer che gli sia tolto.
Ruggiero, or può, ch'io non ti veggo e sento,
in me, più de la speme, il timor molto,
il qual ben che bugiardo e vano io creda,
non posso far di non mi dargli in preda.
35
Ma non apparirà il lume sì tosto
agli occhi miei del tuo viso giocondo,
contra ogni mia credenza a me nascosto,
non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo,
come il falso timor sarà deposto
da la vera speranza e messo al fondo.
Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta
la speme che 'l timor quasi m'ha morta!
36
Come al partir del sol si fa maggiore
l'ombra, onde nasce poi vana paura;
e come all'apparir del suo splendore
vien meno l'ombra, e 'l timido assicura:
così senza Ruggier sento timore;
se Ruggier veggo, in me timor non dura.
Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima
che 'l timor la speranza in tutto opprima!
37
Come la notte ogni fiammella è viva,
e riman spenta subito ch'aggiorna;
così, quando il mio sol di sé mi priva,
mi leva incontra il rio timor le corna:
ma non sì tosto all'orizzonte arriva,
che 'l timor fugge, e la speranza torna.
Deh torna a me, deh torna, o caro lume,
e scaccia il rio timor che mi consume!
38
Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi,
quanto di bello avea la terra asconde;
fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;
non canta augel, né fior si vede o fronde:
così, qualora avvien che da me levi,
o mio bel sol, le tue luci gioconde,
mille timori, e tutti iniqui, fanno
un aspro verno in me più volte l'anno.
39
Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena
la desiata dolce primavera!
Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena
la mente mia sì nubilosa e nera. -
Qual Progne si lamenta o Filomena
ch'a cercar esca ai figliolini ita era,
e trova il nido voto; o qual si lagna
turture c'ha perduto la compagna:
40
tal Bradamante si dolea, che tolto
le fosse stato il suo Ruggier temea,
di lacrime bagnando spesso il volto,
ma più celatamente che potea.
Oh quanto, quanto si dorria più molto,
s'ella sapesse quel che non sapea,
che con pena e con strazio il suo consorte
era in prigion, dannato a crudel morte!
41
La crudeltà ch'usa l'iniqua vecchia
contra il buon cavallier che preso tiene,
e che di dargli morte s'apparecchia
con nuovi strazi e non usate pene,
la superna Bontà fa ch'all'orecchia
del cortese figliuol di Cesar viene;
e che gli mette in cor, come l'aiute,
e non lasci perir tanta virtute.
42
Il cortese Leon che Ruggiero ama
(non che sappi però che Ruggier sia),
mosso da quel valor ch'unico chiama,
e che gli par che soprumano sia,
molto fra sé discorre, ordisce e trama,
e di salvarlo al fin trova la via,
in guisa che da lui la zia crudele
offesa non si tenga e si querele.
43
Parlò in secreto a chi tenea la chiave
de la prigione; e che volea, gli disse,
vedere il cavallier pria che sì grave
sentenza, contra lui data, seguisse.
Giunta la notte, un suo fedel seco have
audace e forte, ed atto a zuffe e a risse;
e fa che 'l castellan, senz'altrui dire
ch'egli fosse Leon, gli viene aprire.
44
Il castellan, senza ch'alcun de' sui
seco abbia, occultamente Leon mena
col compagno alla torre ove ha colui
che si serba all'estrema d'ogni pena.
Giunti là dentro, gettano amendui
al castellan che volge lor la schena
per aprir lo sportello, al collo un laccio,
e subito gli dan l'ultimo spaccio.
45
Apron la cataratta, onde sospeso
al canape, ivi a tal bisogno posto,
Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,
là dove era Ruggier dal sol nascosto.
Tutto legato, e s'una grata steso
lo trova, all'acqua un palmo e men discosto.
L'avria in un mese e in termine più corto,
per sé, senz'altro aiuto, il luogo morto.
46
Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,
e dice: - Cavallier, la tua virtude
indissolubilmente a te m'allaccia
di voluntaria eterna servitute;
e vuol che più il tuo ben, che 'l mio, mi piaccia,
né curi per la tua la mia salute,
e che la tua amicizia al padre e a quanti
parenti io m'abbia al mondo, io metta inanti.
47
Io son Leone, acciò tu intenda, figlio
di Costantin, che vengo a darti aiuto,
come vedi, in persona, con periglio
(se mai dal padre mio sarà saputo)
d'esser cacciato, o con turbato ciglio
perpetuamente esser da lui veduto;
che per la gente la qual rotta e morta
da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. -
48
E seguitò, più cose altre dicendo
da farlo ritornar da morte a vita;
e lo vien tuttavolta disciogliendo.
Ruggier gli dice: - Io v'ho grazia infinita;
e questa vita ch'or mi date, intendo
che sempremai vi sia restituita,
che la vogliate riavere, ed ogni
volta che per voi spenderla bisogni. -
49
Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,
e in vece sua morto il guardian rimase;
né conosciuto egli né gli altri furo.
Leon menò Ruggiero alle sue case,
ove a star seco tacito e sicuro
per quattro o per sei dì gli persuase;
che riaver l'arme e 'l destrier gagliardo
gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo.
50
Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato
si trova il giorno, e aperta la prigione.
Chi quel, chi questo pensa che sia stato;
ne parla ognun, né però alcun s'appone.
Ben di tutti gli altri uomini pensato
più tosto si saria, che di Leone;
che pare a molti ch'avria causa avuto
di farne strazio, e non di dargli aiuto.
51
Riman di tanta cortesia Ruggiero
confuso sì, sì pien di maraviglia,
e tramutato sì da quel pensiero
che quivi tratto l'avea tante miglia,
che mettendo il secondo col primiero,
né a questo quel, né questo a quel simiglia.
Il primo tutto era odio, ira e veneno;
di pietade è il secondo e d'amor pieno.
52
Molto la notte e molto il giorno pensa,
d'altro non cura ed altro non disia,
che da l'obbligazion che gli avea immensa,
sciorsi con pari e maggior cortesia.
Gli par, se tutta sua vita dispensa
in lui servire, o breve o lunga sia,
e se s'espone a mille morti certe,
non gli può tanto far, che più non merte.
53
Venuta quivi intanto era la nuova
del bando ch'avea fatto il re di Francia,
che chi vuol Bradamante, abbia a far prova
con lei di forza, con spada e con lancia.
Questo udir a Leon sì poco giova,
che se gli vede impallidir la guancia;
perché, come uom che le sue forze ha note,
sa ch'a lei pare in arme esser non puote.
54
Fra sé discorre, e vede che supplire
può con l'ingegno, ove il vigor sia manco,
facendo con sue insegne comparire
questo guerrier di cui non sa il nome anco;
che di possanza iudica e d'ardire
poter star contra a qualsivoglia Franco:
e crede ben, s'a lui ne dà l'impresa,
che ne fia vinta Bradamante e presa.
55
Ma due cose ha da far: l'una, disporre
il cavallier, che questa impresa accetti;
l'altra, nel campo in vece sua lui porre
in modo che non sia chi ne sospetti.
A sé lo chiama, e 'l caso gli discorre,
e pregal poi con efficaci detti,
ch'egli sia quel ch'a questa pugna vegna
col nome altrui, sotto mentita insegna.
56
L'eloquenza del Greco assai potea;
ma più de l'eloquenza potea molto
l'obbligo grande che Ruggier gli avea,
da mai non ne dovere essere isciolto:
sì che quantunque duro gli parea,
e non possibil quasi; pur con volto,
più che con cor giocondo, gli rispose
ch'era per far per lui tutte le cose.
57
Ben che da fier dolor, tosto che questa
parola ha detta, il cor ferir si senta,
che giorno e notte e sempre lo molesta,
sempre l'affligge e sempre lo tormenta,
e vegga la sua morte manifesta;
pur è mai per dir che se ne penta;
che prima ch'a Leon non ubbidire,
mille volte, non ch'una, è per morire.
58
Ben certo è di morir; perché, se lascia
la donna, ha da lasciar la vita ancora:
o che l'accorerà il duolo e l'ambascia;
o se 'l duolo e l'ambascia non l'accora,
con le man proprie squarcerà la fascia
che cinge l'alma, e ne la trarrà fuora;
ch'ogni altra cosa più facil gli fia,
che poter lei veder, che sua non sia.
59
Gli è di morir disposto; ma che sorte
di morte voglia far, non sa dir anco.
Pensa talor di fingersi men forte,
e porger nudo alla donzella il fianco;
che non fu mai la più beata morte,
che se per man di lei venisse manco.
Poi vede, se per lui resta che moglie
sia di Leon, che l'obbligo non scioglie:
60
perché ha promesso contra Bradamante
entrare in campo a singular battaglia;
non simulare, e farne sol sembiante,
sì che Leon di lui poco si vaglia.
Dunque starà nel detto suo costante;
e ben che or questo or quel pensier l'assaglia,
tutti li scaccia, e solo a questo cede,
il qual l'esorta a non mancar di fede.
61
Avea già fatto apparecchiar Leone,
con licenza del patre Costantino,
arme e cavalli, e un numer di persone
qual gli convenne, e entrato era in camino;
e seco avea Ruggiero, a cui le buone
arme avea fatto rendere e Frontino:
e tanto un giorno e un altro e un altro andaro
ch'in Francia ed a Parigi si trovaro.
62
Non volse entrar Leon ne la cittate,
e i padiglioni alla campagna tese;
e fe' il medesmo dì per imbasciate,
che di sua giunta il re di Francia intese.
L'ebbe il re caro; e gli fu più fiate,
donando e visitandolo, cortese.
De la venuta sua la cagion disse
Leone, e lo pregò che l'espedisse:
63
ch'entrar facesse in campo la donzella
che marito non vuol di lei men forte;
quando venuto era per fare o ch'ella
moglier gli fosse, o che gli desse morte.
Carlo tolse l'assunto, e fece quella
comparir l'altro dì fuor de le porte,
ne lo steccato che la notte sotto
all'alte mura fu fatto di botto.
64
La notte ch'andò inanzi al terminato
giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe
simile a quella che suole il dannato
aver, che la matina morir debbe.
Eletto avea combatter tutto armato,
perch'esser conosciuto non vorrebbe;
né lancia né destriero adoprar volse,
né, fuor che 'l brando, arme d'offesa tolse.
65
Lancia non tolse; non perché temesse
di quella d'or, che fu de l'Argalia,
e poi d'Astolfo a cui costei successe,
che far gli arcion votar sempre solia:
perché nessun, ch'ella tal forza avesse,
o fosse fatta per negromanzia,
avea saputo, eccetto quel re solo
che far la fece e la donò al figliuolo.
66
Anzi Astolfo e la donna, che portata
l'aveano poi, credean che non l'incanto,
ma la propria possanza fosse stata,
che dato loro in giostra avesse il vanto;
e che con ogni altra asta ch'incontrata
fosse da lor, farebbono altretanto.
La cagion sola, che Ruggier non giostra,
è per non far del suo Frontino mostra:
67
che lo potria la donna facilmente
conoscer, se da lei fosse veduto;
però che cavalcato, e lungamente
in Montalban l'avea seco tenuto.
Ruggier che solo studia e solo ha mente
come da lei non sia riconosciuto,
né vuol Frontin, né vuol cos'altra avere,
che di far di sé indizio abbia potere.
68
A questa impresa un'altra spada volle;
che ben sapea che contra a Balisarda
saria ogn'osbergo, come pasta, molle;
ch'alcuna tempra quel furor non tarda:
e tutto 'l taglio anco a quest'altra tolle
con un martello, e la fa men gagliarda.
Con quest'arme Ruggiero al primo lampo
ch'apparve all'orizzonte, entrò nel campo.
69
E per parer Leon, le sopraveste
che dianzi ebbe Leon, s'ha messe indosso;
e l'aquila de l'or con le due teste
porta dipinta ne lo scudo rosso.
E facilmente si potean far queste
finzion; ch'era ugualmente grande e grosso
l'un come l'altro. Appresentossi l'uno;
l'altro non si lasciò veder d'alcuno.
70
Era la voluntà de la donzella
da quest'altra diversa di gran lunga;
che, se Ruggier su la spada martella
per rintuzzarla, che non tagli o punga,
la sua la donna aguzza, e brama ch'ella
entri nel ferro, e sempre al vivo giunga,
anzi ogni colpo sì ben tagli e fore,
che vada sempre a ritrovargli il core.
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